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Martedì, 25 Ottobre 2016 16:27

Museo della civiltà contadina

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Da oltre cinque anni prosegue sul territorio bagnolese un'interessante raccolta di materiale etnografico riguardante i vari aspetti della civiltà contadina nella prima metà del '900.

Storia del museo

Da oltre tre anni prosegue sul territorio bagnolese un'interessante raccolta di materiale etnografico riguardante i vari aspetti della civiltà contadina nella prima metà del '900, in linea con un progetto del Provveditorato:"Dalla memoria alla storia" che coinvolge numerose famiglie, la scuola, l'Ente locale, associati e altre agenzie educative e culturali a cui vanno sinceri riconoscimenti.

Dentro il museo

museo contadinoPur nella semplicità degli obiettivi e nei limiti delle strutture, il percorso didattico si è arricchito di nuovi settori, di una mostra permanente, di momenti laboratoriali-espressivi, mostre e simulazioni educative ricche di "segni e significati" per i ragazzi. La collaborazione di esperti conferisce serietà al progetto di ricerca che non si limita alla conservazione nostalgica, ma tende a rileggere momenti della nostra storia di paese e frazioni attraverso documenti e situazionicontestualizzate con la presenza di persone che hanno vissuto il recente passato consegnandoci il calore delle testimonianze, l'esperienza dei vissuti, il significato delle trasformazioni e la responsabilità dei valori.

Museo didattico per la memoria consepevole

Seminascosto dal contesto agricolo di Corte Renolfa (quasi un presepe del piccolo mondo antico in contrasto con le luci abbaglianti della vicina Città della Moda) il Museo etnografico sorprende il visitatore per l’autenticità di un ricco patrimonio storico – materiale, esposto per argomenti tematici inerenti a tutta un filosofia di vita della prima metà del Novecento.
Non capita spesso che convergenze collaborative tra scuole – istituzioni – famiglie – volontari, sappiano trasformare un’accurata Ricerca scolastica in : Mostra permanente – Associazione culturale – attività museale, caricando i percorsi di valenze educative ad alto spessore antropologico e rintracciabilità affettive, riconducibili al presente.
L’aggettivo didattico che caratterizza l’insegna del museo investe non solo una singolare carrellata di fonti storiche e materiali da salvaguardare da tarlo del Tempo, significativi percorsi pedagogici modulati con pertinenti strategie educative, ma anche momenti rievocativi, quasi terapeutici per i nonni che, mentre aiutano a restaurare strumenti di un tempo, ricordano e commentano vissuti comuni: quando il pane era polenta, quando l’acqua era pulita, quando ci si accontentava di poco, quando la sostanza valeva più dell’apparenza, quando il tempo non era denaro, quando “mettere in memoria” toccava la pelle e il cuore…. (mentre un gròp in dal stomach, rende gli occhi lucidi di commozione).
Un tempo ritrovato, quindi che scandisce momenti di vita quotidiana dell’antica civiltà rurale, riletta con un neorealismo pedagogico montessoriano e simpatiche chiavi di lettura che permettono agli alunni di integrare apprendimenti scolastici e comprendere :

  • vissuti e documenti della propria storia personale - familiare - microstorie di paese - frazioni
  • trasformazioni ambientali, usanze, conquiste sociali, innovazioni e abilità artigianali
  • segni significati, sentimenti di calde testimonianze che portano al rispetto dei nostri anziani, consegnandoci esperienze di vissuti – aspirazioni – insegnamenti e la responsabilità dei valori.

Dall’emotiva analisi di “una storia ancora maestra di vita” scaturiscono interessanti progetti che danno vita a freddi documenti d’archivio, sbiadite fotografie e ingombranti strumenti intrisi di terra - sudore - sostanza - senso solidale.
Collaudati argomenti riproposti dalle insegnanti sono:

  1. “Tra Mincio e Po: case, corti, chiese, canali, coltivazioni….
  2. “La scuola di ieri: dal calamaio al computer, arredi, sussidi, metodologie, pagelle, compiti
  3. “Dalle ruote della fatica, a quelle del progresso: piccoli e grandi mezzi di trasporto…
  4. “ Giochi e giocattoli ieri e oggi: fantasia, creatività, regole, simulazioni, coordinazione mot.
  5. “ Ambiente cucina: la vera storia del pane, del latte, del vino, polenta, conserve, sapori…
  6. “Angolo letto e abbigliamento: tessitura ieri e oggi, culla , lettino, lettone
  7. “Vecchi mestieri scomparsi: ingegnosità artigianali e trasformazioni attrezzi e strumenti
  8. “Devozioni – superstizioni: proverbi, modi di dire, filastrocche, espressioni dialettali…
  9. “Primi segni di progresso che collegano l’antica civiltà rurale al periodo pre-industriale

 Interessanti inoltre risultano i LABORATORI ARCHIVIO sotto le scuole elementari, dove si evidenziano stratificazioni di esperienze didattiche, pertinenti settori di ricerca, cartelloni illustrativi ed elaborati di mostre svolte sul territorio nel corso degli anni. Premesso che ogni paese dovrebbe conservare il proprio Angolo della Memoria documentata, la specificità bagnolese nel coinvolgere le persone su un PROGETTO condiviso, nasce dal quesito provocatorio: “… E se non si trattasse solo di amarcord – tuffi nel passato nostalgico, ma di esperienze forti – aspirazioni – insegnamenti e valori tuttora significativi, a che affidare il testamento di questa civiltà se non alle didattiche scolastiche ?”
Interessanti considerazioni emergono dai bambini nel contatto diretto - tridimensionale con oggetti affettivi intervistati direttamente in classe (es. macchina da cucire nella storia della tessitura; macinino da caffè; scaldaletto; carillon; fionda; cartella e pagella della nonna; lanterna … ) descrivendone i materiali, le funzioni, trasformazioni correlate al presente e coinvolgendone aspetti pluridisciplinari = scienze - lingua - storia - espressività… nell’emotiva sensorialità che aggancia concetti e sentimenti;

  • evidenziando un’artigianalità paziente, ingegnosa, manuale…. non costruita in serie;
  • analizzando attuali ritmi di vita accelerati non solo per i tanti impegni, ma anche per le incalzanti tecnologie che …. ti fanno sembrare sempre indietro;
  • focalizzando un “usa e getta” indiscriminato che tende ad accantonare rintracciabilità affettive e sentimenti ed un “tutto e subito” teso ad anticipare nozioni preconfezionate, pregiudicando l’importanza d’imparare da soli anche sbagliando, memorizzando saperi più trasmessi che sperimentati;
  • facilitando la comprensione di un colorito linguaggio dialettale legato al lento ritmo delle stagioni, al buon senso e ai vissuti esperienziali degli anziani (creando così un simpatico by-pass educativo tra generazioni diverse.

Reso il dovuto riconoscimento ad esperti, pedagogisti e a tutta una vasta letteratura in proposito, la sfida didattica bagnolese di investire nell’educabilità scolastica vissute testimonianze recenti, può risultare controcorrente e priva di gratificanti visibilità, ma promuove fiducia sui processi formativi delle giovani generazioni:

  1. la responsabilità di una memoria condivisa e non solo celebrata: “bisogna anca voltars’ in drè, par andar avanti méj!”
  2. stimola il senso della ricerca nelle analogie tra civiltà diverse sulla linea del tempo;
  3. motiva percorsi educativi d’appartenenza sul proprio tessuto territoriale, compensando preoccupanti vuoti, analfabetismi di ritorno, dissolvenze di memorie parentali, striscianti sovvertimenti di priorità valoriali.

Superate quindi pregiudiziali saccenti bucoliche – nostalgiche: “parchè maèstar, di càncar vèch possono fare storia?”
Forse per meglio contestualizzare il divenire storico rileggendo i segni della mano dell’uomo, lente conquiste sociali, mutamenti, specificità produttive e significative tradizioni…
Forse per riagganciare generazioni diverse, rileggendo le privazioni sul volto dei nostri anziani, i limiti e le comprensibili perplessità nel capire come, all’attuale progresso, non corrispondano migliori condizioni di vita…

Forse per rieducare i ragazzi su coordinate eco-ambientali comuni a tanti paesi, che la storia dell’uomo può ancora essere maestra di vita tramite percorsi antropologici innovativi, metodologie sperimentali, sensibili approcci che interagiscono con i documenti colorandoli di emotivi vissuti personali e considerazioni socializzate.
Forse per riappropriarci dell’uso del TEMPO nel rispetto di ritmi di vita a misura d’uomo, priorità convivenze sociali…“setacciando” immagini e saperi preconfezionati – optionals accattivanti - produttività sofisticate - pubblicità invadenti… da vissuti e valori ancor caldi sotto la polvere di ieri, ancor significativi, pur nei limiti di strutture e didattiche sperimentali (autentiche perché prive di ambienti asettici e cartelli dalle scritte Non Toccare, considerando così il visitatore museale più come soggetto interattivo che cliente da assecondare).

Per informazioni
Ins. Ragazzi Silvano (Ufficio Scuola/Cultura del Comune)

Letto 68115 volte Ultima modifica il Mercoledì, 26 Ottobre 2016 11:52
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